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Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Marianna La Forgia - Angelo Guastadisegni - Diego de Ceglia - Onofrio Altomare

CORRISPONDENTI ESTERI:
SYDNEY (Giuseppe Illuzzi) - NEY YORK (Rocco Stellacci)

STAMPE:
Edizioni Dedalo (Bari)

PROGETTO GRAFICO:
La Piazza di Giovinazzo editrice

GRAFICA PUBBLICITARIA:
Rovescio Grafica (tel. 080.972.28.80)

MARKETING:
Roberto Russo (3475743873)


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CARTOLINA DA GIOVINAZZO


Benvenuti a Giovinazzo ( m. 8, ab. 20.879) città dei dolmen e dell’olio.

A 18 km dal capoluogo barese, con il suo porticciolo naturale è equamente divisa fra il vecchio quartiere e il nuovo. Dal lungomare, che è leggermente in salita, è possibile scorgere, dolci sul mare, Molfetta, Bisceglie, Trani; nei giorni di chiara, appare, immerso in una luce di cielo, il Gargano, il monte sul quale - nella notte dei tempi - apparve il fulgente Arcangelo Gabriele. Nella parte vecchia si leva la Cattedrale la cui struttura romanico-puglie­se è stata in più punti modificata.
Gran passeggio si svolge, a sera e nei giorni di festa, nella gran Piazza Vittorio Emanuele II nella quale spicca una bella fontana adorna di tritoni. Giovinazzo ebbe anch’essa una storia travagliata: passarono Svevi, Angioini, Aragonesi e anche i ricchi Gonzaga.
La sua vocazione marinara le permise intensi traffici con la potente Ve­nezia.

L’economia ristagna all’indomani della chiusura delle Acciaierie Ferriere e Pugliesi un tempo il cuore pulsante dell’economia giovinazzese. Importante è la Pirelli cavi spa, un qualificato settore dell’ industria chimica. Le attività tradizionali della pesca e dell’artigianato vedono anche un cer­to movimento commerciale; questo si verifica soprattutto per i prodotti dell’ortifrutticoltura.

A Giovinazzo il tempo sembra essersi fermato Bifore, archi, scalinate, cortili segreti, ville pensili, palazzi monumentali. Ogni passo tra le vie del borgo antico dice: spettacolo.

Sergio Pisani















“Assisa sopra biancheggianti smagliate rocce sorge la illustre ed antichissima città di Giovenazzo, e nelle cerulee onde dell’Adriatico vagamente si specchia”:

pensieri e parole dello storico Marziani datati 1878.

Da allora la città si è espansa urbanisticamente a ventaglio, ma il fascino irresistibile del borgo antico e del suo naturale paesaggio ha conservato la sua primordiale purezza:
tutto sembra essersi fermato nell’attesa di qualcosa che deve ancora avvenire! In attesa di nuovi scenari sul nostro panorama cittadino, intanto i giovinazzesi si godono la scena.

Dal tramonto fino a sera, da quando il sole si adagia lentamente all’orizzonte e il mare trasparente riverbera i suoi raggi dorati, a finire alla sera, quando il borgo antico si specchia con il suo molinare di luci e di colori argentati nel porticciolo, il paesaggio che si presenta resta uno spettacolo che mozza il fiato.
Giovinazzo si scopre improvvisamente bella.
E dal suo fascino chiunque resterebbe ammaliato. Magia delle bianche chianche e dei vicoli stretti (troppo stretti che il sole sembra concedersi una tregua).
Qui, nel borgo medioevale, è facile avvertire, in un candido mare di latte, le tracce dell’antica storia. Ogni passo tra le vie del borgo antico dice: spettacolo. Bifore, archi, scalinate, cortili segreti, ville pensili, palazzi monumentali conservano intatto il vanto del ceto nobile che ha dettato la storia in questa città nel corso dei secoli. I blasoni gentilizi scolpiti sugli eleganti edifici raccontano la fortuna di famiglie come i Lupis, i Sagarriga, i Griffi, gli Zurlo i Saraceno… E poi nei labirinti dei corridoi di pietra, dall’Arco Traiano alla Muraglia Normanna sembra di essere sul set di un film, di poter ascoltare le voci dei soldati, le grida d’allarme: “Una nave nemica all’orizzonte!” E’ un attimo, prima di scoprire l’inganno dell’immaginazione: non ci sono più nemici da cui proteggersi. Alla ricerca di un romanticismo perduto Benvenuti a Giovinazzo, città baciata da Venere che ha strizzato l’occhio benevolo ai flirt al chiaro di luna. Sul porticciolo devi esserci. Qui, il luccichio tremolante delle lampare, il paesaggio ammaliante del mare che si estende ai suoi piedi e la dolcezza delle onde che s’infrangono lentamente sugli scogli, sembrano il simbolo di un romanticismo perduto. Qui, artisti e innamorati ispirano le loro romanze al chiaro di luna. In quest’angolo incantevole della Puglia che volge a strapiombo sulle “tre colonne” dove la fresca brezza marina accarezza i corpi degli innamorati e gli sguardi sembrano incrociarsi, il sogno di una notte di mezza estate diventa realtà. Sotto le stelle fioriscono gli amori anche se sono un po’ fugaci, un po’ effimeri. Sono amori estivi che durano il tempo di una stagione.
Qualcuno magari ritorna d’inverno sul posto delle rimembranze ma il tempo che corre ineluttabile ha cancellato anche i più dolci ricordi. Nel mare, nelle vie del borgo, attraverso muri e fortifizi che hanno attraversato i tempi, nei palazzi e nelle chiesette e nelle sue nicchie in cui le Madonne sono veneratissime dai fedeli, si scopre la storia di una terra e insieme l’equilibrio tra i diversi elementi che ne compongono il paesaggio. Ma pochi lo sanno, l’abbandono in cui questi elementi sono stati lasciati fino a qualche hanno fa, ha mantenuto intatto il segreto. Eppure il popolo della tintarella vuole capire perché questo mix di mare e di storia rifugge dal modello turistico delle altre marine di bagnanti e villeggianti, lucidi d’abbronzanti e amanti dello sballo notturno per conservare intatto il primordiale equilibrio naturale. Per chi ama il mare, la sua costa, le spiagge, il paesaggio segnato soltanto dai colori tenui della natura e lontane da speculazioni edilizie, è un modo di farsi del male.

A Giovinazzo, in questo paesaggio di altri tempi, il turismo è arrivato solo in parte. Un po’ per legittimo orgoglio degli abitanti, che vogliono sfuggire al consunto modello di altre marine per conservare il proprio patrimonio con intelligenza.
E un po’ perché l’imprenditoria di assalto ha preferito costruire i suoi santuari altrove.
Ma adesso qualcosa sta cambiando.