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PROGETTO GRAFICO:
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CATTEDRALE DI GIOVINAZZO

 

La zona orientale della cattedrale, con absidi nascoste da una parete racchiusa tra due torri campanarie, segue il modello della basilica di San Nicola a Bari (iniziata nel 1087); l’area absidale, insieme alla cripta, costituisce l’unica parte superstite dell’antica fabbrica romanica, la cui costruzione risale ai secc. XII-XIII.

 

Veduta della cattedrale da sud-est 1

 

Veduta della cattedrale da sud-est 2

 

    Parete orientale

 

 

La parete racchiusa tra le torri mostra un raffinato disegno d’insieme, composto da un gioco di aperture che si susseguono dal basso verso l’alto: una porta, un’arcata cieca, due finestroni riccamente scolpiti. A destra e sinistra della finestra centrale sono due losanghe fiorite, motivo consueto nella decorazione delle cattedrali romaniche pugliesi di Capitanata, come si può osservare a Siponto e Troia. La grande monofora superiore, con archivolto aggettante e poggiante su colonnine, è compresa tra due bifore. Il gioco di aperture doveva proseguire nelle due torri campanarie contigue, come si può ipotizzare osservando le bifore presenti sull’unica torre originaria (quella meridionale).

 

Lungo la sezione inferiore della struttura muraria corre una teoria di archi intrecciati di eco islamica. L’elegante disegno si snoda dalla parete meridionale (completamente ristrutturata alla fine dell’Ottocento) alla parete orientale, per interrompersi all’attacco della torre settentrionale, su cui pure un tempo proseguiva (la torre è stata infatti ricostruita nel XVII secolo). Il motivo degli archi intrecciati, presente anche nella vicina cattedrale di Molfetta, risulta piuttosto diffuso nella produzione artistica campana dei secc. XII-XIII; si ricorda l’episodio, notissimo, del chiostro del Paradiso ad Amalfi (1266-68).  

 

 

Archi intrecciati 1  

 

Veduta degli archi intrecciati che ritmano la superficie della parete orientale; sostenuti da paraste alternate a semicolonne con capitelli scolpiti, accolgono piccole monofore variamente decorate.

 

    Archi intrecciati 2  

 

 

Particolare di un capitello scolpito con due civette. Gli artigli dei due rapaci si appoggiano saldamente alla modanatura che raccorda il capitello alla colonna. Risulta alquanto arduo stabilire la differenza tra sculture originali e rifacimenti in stile eseguiti alla fine dell’Ottocento da abilissimi maestri. In occasione dei restauri del 1892-93 furono rifatti, oltre il prospetto meridionale, anche alcune parti del prospetto orientale, la cui decorazione scultorea originaria risale al XIII secolo.

 

          Bifora superiore sinistra 1  

 

 

        Bifora superiore sinistra 2  

 

 

      Bifora superiore destra   

 

 

La bifora sinistra, le cui due arcate, dal profilo a doppia ghiera, sono incluse in una più ampia arcata cieca a tutto sesto, poggia su un davanzale scolpito con motivi fitomorfi che ripetono la decorazione della cornice esterna del finestrone centrale posto accanto (la decorazione della cornice mediana del medesimo finestrone è invece ripresa sul davanzale della bifora destra).

Il capitello della colonnina centrale, con abaco decorato da una semplice teoria di foglie d’acqua a rilevate nervature centrali, è racchiuso da un nastro che ne percorre la superficie intrecciandosi.

I doccioni, stilizzati animali mostruosi con le fauci spalancate, attingono al ricco repertorio del bestiario romanico pugliese.

 

  Monofora centrale superiore

 

 

 La finestra mostra un triplice giro di cornici, le due più esterne impreziosite da decorazioni fitomorfe, lievemente strombate e sormontate da un aggettante archivolto, anch’esso scolpito a motivi vegetali. La prima cornice non presenta decorazione; la cornice mediana sporge su di essa con una teoria di carnose foglie a forte aggetto; la cornice esterna presenta un motivo di foglie stilizzate con apici superiori ricurvi, quasi ripiegati su sé stessi. L’archivolto, solcato da striature sottili, poggia su due colonne, con elaborati capitelli, sorrette da mensole zoomorfe. I due animali mostruosi, in particolare quello di destra, hanno subito mutilazioni  e forse rifacimenti che lasciano solo spazio alle ipotesi per ciò che concerne l’interpretazione iconografica: si avvicinano comunque ai modelli consueti del romanico pugliese delle fiere diffuse sui finestroni, sulle pareti, sui portali delle cattedrali (basilica di San Nicola di Bari, cattedrali di Bari, Trani, Barletta, Bitetto, per non citarne che alcune).  

 

  Torre meridionale 1

 

 

 

    Torre meridionale 2  

 

 

La torre campanaria, suddivisa in quattro sezioni da cornici marcapiano, termina con una copertura piramidale. Il trattamento delle superfici murarie con strombature, teorie di archi ciechi e nicchie contribuisce ad alleggerire la mole dell’insieme, insieme alla presenza di numerose aperture.

La zona inferiore della torre meridionale fu irrobustita da un contrafforte nel XVIII secolo.

 

         Particolare della torre meridionale  

 

 

Subito sopra la aggettante cornice marcapiano, tra due archi ciechi trilobati, sono due piccole aperture. In quella superiore trova spazio una buffa testina, scolpita con evidente intento ironico, forse con funzione apotropaica.

 

Glossario:

abaco: elemento architettonico che conclude il capitello, su cui si imposta l’arco.

doccione: elemento aggettante dalle superfici con funzione di convoglio delle acque piovane, spesso figurato in forme umane o animali.

parasta: pilastro con funzione di sostegno dal profilo piatto, incorporato nella parete e leggermente in aggetto rispetto alla sua superficie.

strombatura: conformazione svasata in senso obliquo ricavata nella profondità del muro in corrispondenza di porte o finestre.

zoomorfo, fitomorfo, antropomorfo: aggettivi che qualificano immagini o raffigurazioni in sembianze animali, vegetali, umane.

 

A cura di: dott.ssa Giulia Perrino

email: giuliaperrino@libero.it

 

Bibliografia:

A. Petrucci, Cattedrali di Puglia, Milano 1960

E. De Cillis, La cattedrale di Giovinazzo. Restauri e rinvenimenti, in Cultura e società in Puglia in età sveva e angioina, a cura di F. Moretti, Atti del Convegno di Studi (Bitonto 1987), Bitonto 1989, pp. 327-364.