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Storia Nostra : VENDESI LEGGENDA
Inviato da Antonio il 21/2/2006 12:44:37 (11526 letture)

GELATERIA DA TONY
«Il carretto passava e quell'uomo gridava gelati» – cantava Battisti nei Giardini di marzo. Il venditore ambulante di gelati che con il suo carretto girava per le strade della città, fa ormai parte delle tradizioni scomparse. Non s’incontrano più nemmeno d'estate sulle spiagge ad offrire i loro prodotti ad assetati e distratti bagnanti. Sul finire del Ventennio per le strade si aggirava il carretto del signor Parlermo Giosafatte, alias Geso, gelataio che addolciva palati e coscienze con il suo sorbetto di limone. Piazzava il suo carretto della limonata davanti al luogo dove poi sorgerà il chiosco che renderà famoso Giovinazzo a Bari e provincia. Ma il sorbetto non venne dal giorno alla notte perché Geso vendeva in principio ceci e semenze. Il sorbetto fu un’idea importata direttamente dalla Grande Mela da suo zio Dominick afflitto da saudade e trasferitosi nel paesello. Lui, a New York, il sorbetto di limone lo aveva visto preparare dagli uomini di Italo Marchiony, l’inventore della macchina capace di "generare del freddo". «Se tu fai l’americano a Giovinazzo – raccontava Dominick a suo fratello Geso - sarà un successo». Tempo ci volle ma alla fine il sorbetto di Geso diventò un marchio vincente. Ma quanta strada, quanta fatica. Il carretto della limonata di Geso giungeva di buon mattino sul luogo dove era solito sostare e vi restava fino a tarda mattinata.

In pochi anni consolidò la sua posizione e aprì un chiosco. La licenza? Non esisteva. C’era solo l’autorizzazione del prefetto che su benestare di Mussolini regolamentava il mercato delle licenze, assegnando la priorità ai caduti e agli invalidi della Grande Guerra. Gesino ebbe la licenza perché il suo primogenito morì nella prima guerra mondiale. Tra una chiacchiera ed un’altra si consumava il caratteristico sorbetto di limone. Invero, il sorbetto era un lusso per la classe meno abbiente. Il paese usciva lentamente dal dopoguerra e la ricostruzione si dimostrava lenta ed irta di difficoltà. La guerra aveva lasciato macerie. Molta gioventù s’imbarcava sui bastimenti della speranza puntando verso la Terra Promessa per cercare nuovi stimoli. Così fu anche per Ottavio, meglio conosciuto come Tony, figlio di Geso. Intanto Geso dovette affrontare gli anni antecedenti il boom economico, l'invenzione di sofisticate macchine per la produzione industriale del gelato, pedalando nella vicina Molfetta per comprare una barra di ghiaccio dal peso di 20kg. Che racchiusi in un sacco di iuta ed esposto al calore diventava la metà nelle ghiacciaie di legno. Vendere il ghiaccio allora era un vero affare. La domanda era di gran lunga superiore all’offerta Procurarselo invece un’impresa. A Giovinazzo il ghiaccio del commerciante Battagliane, non copriva nemmeno il fabbisogno dei pescivendoli. Il sorbetto veniva confezionato a mano fino agli anni 70 e il prezzo variava dalle dimensioni del cartoccio. Dalle 5 alle 20 lire. I soldi erano pochi, si continuava a vivere alla giornata e il gelato si vendeva solo alla Madonna. All’indomani del boom economico, la domenica del giovinazzese era sempre domenica solo se si portava a compimento la passeggiata serale in piazza con una capatina al chiosco di Geso. Ci si accontentava di poco e si viveva soprattutto di speranza. Le stessa che aveva illuminato gli occhi di Tony di ritorno dall’America. I Palermo stavano e stanno al sorbetto di limone come la fontana monumentale alla centralissima Piazza. Difficile ed inutili imitarli. Perché le loro limonate erano come i salumi Negroni. Tante stelle e qualità. Avevano monopolizzato il mercato del sorbetto, i Palermo, ed occupato le postazioni più strategiche. Mike, Mincuccio e poi Lello nella villa comunale, Tony in piazza. Ed arrivarono gli anni 80. Pupo ricordava agli italiani ‘il suo gelato al cioccolato dolce e un po’ salato’, Tony invece il sorbetto di limone ma anche il gelato al cioccolato, alla stracciatella, alla nocciola e al caffè. Poi arrivò il gelato con panna o doppia panna, panna al cioccolato o alla fragola o allo zabaione o al caffè o ai mirtilli o ai frutti di bosco. Tony aveva colorato anche il chiosco con un nuovo look e investito nell’acquisto di sei macchine. Il tutto comprato a rate con le banche che vendevano il denaro al 27% l’anno. Erano gli anni del Governo Spadolini, gli anni dell’inflazione alle stelle. Tony ci metteva le braccia, Abby sua moglie, la fantasia, il mandorlato. Un esempio? Prima che la Fabbri mettesse sul mercato il famoso topping al cioccolato (sciroppo al cioccolato), Abby lo importava direttamente dall’America da familiari e da parenti. E il gelato al cioccolato aveva un retrogusto particolare. E gli altri gelatieri? Rimanevano con un palmo di naso ad osservare il fenomeno Tony. Imitarlo era inutile ed impossibile. Peggio della Y10, il gelato di Tony ‘piace non alla gente che piace ma a tutti.. Te ne accorgevi la domenica pomeriggio, la domenica sera. La notte non pareva poi tanto notte alle due o alle tre quando vedevi ancora gente a quel chiosco che sognava il gelato di Tony prima di coricarsi. Tony era diventato un riferimento obbligato per una fauna di mangiatori. I vigili non riuscivano più a disciplinare il traffico. Le macchine parcheggiate in seconda e terza fila. Qualche degustatore del gelato veniva indirizzato presso qualche altra gelateria. Sempre inutile ed impossibile. Tony era fiducia, bontà e fantasia per i forzati del cono che avevano investito in lui e non riuscivano a trovare in altri. Adesso Tony ha troppi anta sulle spalle, Abby punta sempre gli occhi oltreoceano, i figli hanno intrapreso altre strade. Vendesi leggenda. Gelateria da Tony, il chiosco che ha reso Giovinazzo famoso. 080/394.42.24.
SERGIO PISANI

 

 
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steffy Re: VENDESI LEGGENDA

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mamma mia come era diverso prima il punto in cui si trova il chioschetto!!! IRRICONOSCIBILE!
»22/2/2006 9:25 Profilo