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Amarcord : Quando a Giovinazzo sbarcò il primo topless
Inviato da Antonio il 14/6/2005 8:06:05 (11372 letture)

Si cominciano a vedere i primi topless. Alla Torretta, ai Monaci bassi o alti, senza andare molto lontano, a nascondersi tra le pietre bianche della Trincea. O meglio gli altri cominciano a vedere i primi topless. Io li ho già visti ai miei tempi, una quarantina di anni fa. Ho visto più di una tedesca sugli scogli della Sciala, ossia nel tratto di spiaggia che va dalla Cappella con le sue pietre bianche alla fine del lungomare di Levante, località–Ponte, dove poi è sorto il camping. Immaginate un bel corpo da scoprire dal buco della serratura sotto una doccia e l’effetto che faceva invece una donna in slip o con il pezzo sotto che si offriva all’occhio nudo con nonchalance.

E immaginate la frotta di guardoni che attorniava la donna apostrofandola “bocca di rosa”. Invero, quando non c’era ancora la moda del rimanere solo in mutande sulla spiaggia, a Giovinazzo vi erano non pochi pretori che bollavano le turiste straniere, abituate a spogliarsi, a mettersi a seno nudo sugli scogli di casa nostra ignorando la diversa concezione del pudore che almeno a quell’epoca vigeva a Milano e a Giovinazzo. In ogni caso, mentre oggi le giovani (e meno giovani) fanno a gara nell'indossare il «filo interdentale» sulle spiagge, un triangolino di stoffa sul davanti allacciato da un nastrino che passa tra le natiche sulla schiena e una parvenza di reggiseno sempre se lo vuole indossare, qualcuno sorride nel vedere quei bikini dai tagli inconfondibili e quei costumi interi che oggi l’opinione comune li vede solo addosso alle più anziane. I costumi interi avevano le coppe con dei rinforzi interni che facevano stare perfettamente in posizione i seni. In più il doppio strato elastico davanti all’addome permetteva di occultare qualche chilo in più. Infine la cerniera dietro ai reni, permetteva di stringere in vita migliorando ulteriormente la linea ai fianchi. Il bikini, invece, permetteva di sfoggiare in tutta la sua bellezza un fisico prestante: aveva lo slip a fianchi ovviamente bassi e la sgambatura non era eccessiva. Il reggiseno invece era molto alto e sufficientemente scollato, coprendo praticamente solo 2/3 dei seni. Naturalmente i colori più in voga erano le fantasie floreali. Ma chiudiamo gli occhi e spostiamo le lancette mentali di altri trent’anni indietro, nel dopoguerra quando i costumi da bagno non c’erano. C’erano invece busti, corsetterie e le ultime memorie della crinolina. C’era poco da capire: per nessuna ragione al mondo occhi terzi, in spiaggia, o magari da bordo di una barca di pescatori, avrebbero dovuto sbirciare centimetri di pelle - bianchissima – delle donne. Tanto meno indovinare le forme da vestiti bagnati, troppo leggeri, che avrebbero certamente aderito al corpo, diventando addirittura trasparenti. In più, occorreva, al tempo, ripararsi in tutti i modi possibili dal sole: la pelle abbronzata - era l'idea dell'epoca - si addiceva solo agli umili: pescatori, contadini e cavamonti costretti a lavorare, a torso nudo e sotto il sole cocente, con le mani. A mare non ci si spingeva oltre il Macello a ponente e la stagione dei bagni durava poco più di due mesi. La necessità di muoversi tra scogli e mare, tuttavia, spinse col tempo le donne più ardite ad accorciare o togliere sottovesti e corsetti di troppo. E così negli anni 50-60 i vestiti da bagno arretrarono. Gonne e pantaloni si ritirarono fino al ginocchio fino all’arrivo del due pezzi o del costume intero. Furono loro, Marylin Monroe, a lanciare la moda ingombrante del costume intero, magari decorato con strass e bigiotteria varia, e Gina Lollobrigida, Silvana Pampanini le prime dive italiane a comparire in due pezzi sullo schermo fino all’esplosione di Brigitte Bardot che con il suo corpo di adolescente, esibito con un miscuglio di protervia, di malizia e di innocenza fece la fortuna del bikini, diventando un modello di comportamento per tutte le ragazze. Fino ad arrivare ai nostri giorni dove sulle spiagge il cartellino rosso è d’obbligo a chi non indossa i fili interdentali o addirittura il monokini.
ANGELO GUASTADISEGNI

 

 
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